Roccarainola

Blog su roccarainola, paese in provincia di Napoli.
venerdì, 12 giugno 2009

Ecco le preferenze ai candidati di Lista Colomba e Lista Arcobaleno

ROCCARAINOLA - Ecco le preferenze ai candidati di Lista Colomba e Lista Arcobaleno. In neretto chi comporrà il consiglio comunale nella maggioranza e nella minoranza:

LISTA COLOMBA 2916 voti
Russo Giuseppe 636
Ottaviano Giuseppe 298
Bifulco Nicola 293
Maietta Antonio 200
Sirignano Giovanni 192
Lettieri Antonio 188
Prevete Guido 157
De Rosa Luigi 139
Miele Valentino137
Pierno Nunzia 125
Sirignano Lello122
Sirignano Domenico 110
De Simone Carmen 103
Mascolo Antonio 82
Rega Sebastiano 78
Ambrosino Raffaele 56
LISTA ARCOBALENO 1915
Perrotta Angelo281
Santoriello Vincenzo 214
Vetrano Annibale195
Miele Girolamo 168
Cirillo Antonio148
Lucania Antonio135
Iovino Pasquale
121
De Risi Francesco116
Scotti Nicola98
Miele Aniello93
Della Croce Giuseppe92
Ferrara Roberta69
Miele Angelo59
Bosco Domenico56
Mungiello Aniello51
La Marca Alfredo19
di redazione politica 09/06/2009
Anno II Numero 159

IlNolano.it
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categoria: elezioni comunali


giovedì, 04 giugno 2009

Colomba e Arcobaleno, scatta ora x

Colomba e Arcobaleno, scatta ora x

ROCCARAINOLA - Ennesimo rinvio dovuto al maltempo che ancora una volta scombussola i piani della campagna elettorale valida per il rinnovo della nomina a sindaco di Roccarainola. Il leader della lista “Colomba” Raffaele De Simone ed il suo entourage avrebbero dovuto tenere uno degli ultimi comizi elettorali nella serata di ieri in località Rione Fellino, nella frazione Gescal, ma si è verificato un nuovo spostamento dell'importante appuntamento politico, sempre dovuto all'insolita pioggia che ha intramezzato il passaggio tra i mesi di maggio e giugno. Una pioggia fuori stagione che negli ultimi tre giorni ha creato difficoltà organizzative tanto agli eventi pubblici presenti nell'agenda della lista “Colomba” quanto ai medesimi preannunciati dalla controparte della lista “Arcobaleno, Progresso e Libertà”. Questa sera, mercoledì 3 giugno, si assisterà ad una sorta di derby tra i due schieramenti, i quali a breve distanza l'uno dall'altro saranno impegnati in un incontro con gli elettori ora che le condizioni atmosferiche lo consentiranno, infatti non sono previste piogge per il resto della settimana. La Colomba occuperà il palco allestito già per ieri nel Rione Fellino, ed avrà un ospite illustre, il cantante napoletano Luca Sepe, in pratica la voce ufficiale del partito; lo spot che egli canta sulla falsariga di “Sincerità”, canzone vincitrice dell'ultimo Festival di Sanremo, è presente anche su alcuni portali web di sharing. “Arcobaleno, Progresso e Libertà” si esprimerà invece a Gargani in piazza Sant'Agnello. La condivisione dello stesso giorno per tenere un comizio è causa di problemi legati alla logistica della comunicazione, ma giocoforza si è rivelata una scelta forzata per entrambi i partiti, visto che da venerdì 5 giugno vi sarà un oscuramento della campagna elettorale, che in pratica terminerà domani 4 giugno; i comizi ormai imminenti avranno luogo perciò con una mezz'ora di scarto: alle 20 quello della Colomba, alle 20,30 quello dell'Arcobaleno. Con la due giorni di voto alle porte (6-7 giugno prossimi) è obbligatoria una sintesi accurata del programma politico di entrambi i rappresentanti dei partiti in corsa, per quanto riguarda i punti nevralgici del loro progetto amministrativo: Raffaele De Simone tra le sue priorità inserisce la necessità di affrancarsi dalla gestione privata delle risorse idriche, proponendo in merito anche una consultazione referendaria. Poi, contrastare la disoccupazione dando via ad una sinergia forte con l'industria locale ed intervenire con incentivi adeguati. Infine curare con gli opportuni interventi mirati il gravoso problema dei rischi idrogeologici, che rappresentano una vera piaga per le aree che fanno parte del comune di Roccarainola. Antonio Miele ritiene invece importante ammodernare la viabilità locale costruendo nuove strade per facilitare i collegamenti con le zone circostanti od ampliando le vie esistenti, implementando il tutto con la creazione di nuovi parcheggi; contrariamente a quanto affermato da De Simone, Miele ritiene risolto in maniera adeguata il discorso relativo ai rischi di dissesto idrogeologico, con la realizzazione negli anni passati di canali di scolo per le acque che defluiscono nei territori abitati. Per finire, in merito alla lotta alla disoccupazione, Antonio Miele si dice convinto che la carta vincente sulla quale puntare sia senza ombra di dubbio il turismo, una risorsa che ha bisogno di essere rinvigorita e rimessa in marcia.
di salvatore lavino 03/06/2009
Anno II Numero 153

IlNolano.it

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categoria: elezioni comunali


mercoledì, 09 aprile 2008

Franco Barbato, facce nuove vecchia scuola

Votantonio Votantonio Votantonio

Il "nuovo che avanza" dell'Italia dei valori a Nola, puzza di vecchio, ed ancora una volta la politica non perde l'occasione per dissilludere le persone di buona volontà che credono ancora possibile "il cambiamento".

Faccio marcia indietro, lo faccio oggi 9 aprile, a 3-4 giorni dalle elezioni, perchè "certe logiche" non fanno parte della mia "vision" della politica .

Non ho sprecato il mio tempo, per rivedere in azione le solite facce, con la solita politica dello "scambio", negata con discorsi demagogici ai quali, ahimè, ho contribuito (mea culpa).

Faccio una scelta di coerenza, perchè in politica non si è tutti uguali.

Lo faccio adesso, che forse è tardi, ma lo faccio.

L'affidamento della riorganizzazione "del partito" a Nola, sta "riciclando" lo zoccolo duro del partito di Mastella ai quali verranno affidate le sezioni, ed alla fine qualcuno di noi potrebbe ritrovarsi come segretario di sezione il referente di "tommaso" barbato nel posto in cui abita.
E' l'anticasta di questa emerita mazza. biggrin

Il quadro della disfatta di vedere finalmente della politica "pulita" è compiuto.


http://www.fgsrimini.com/de_gregorio_sergio3.jpg

Di Pietro si avvia alla seconda operazione "De Gregorio" della sua vita, ed io non ci sarò.

Passo.

Felice Iovino.
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sabato, 29 dicembre 2007

Il Cancro formato Napoli



E' importantissimo che si faccia informazione sui rischi gravissimi che la cittadinanza della regione Campania sta correndo e correrà chissà per quanti anni.Accettiamo commenti ,suggerimenti e proposte affinché questa situazione abbia qualche risvolto . Ricordo a tutti i cortesi utenti che questo Blog è stato sempre ricettivo per allarmi,petizioni ed appelli da qualunque versante culturale e politico provenissero.Ora vi chiediamo di sposare questa iniziativa che parte spontanea dalla cittadinanza di Napoli e provincia e che noi avalliamo con tutte le nostre risorse.
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lunedì, 24 dicembre 2007

La fabbrica del consenso


 


  

I costi della politica sono al centro delle polemiche degli ultimi mesi. Ilaria D'Amico parla di questo argomento con il ministro degli Affari Regionali Linda Lanzillotta, il Senatore Cesare Salvi e il direttore di Panorama Maurizio Belpietro.

La puntata si apre

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venerdì, 07 dicembre 2007

13 milioni di italiani vivono a contatto con il crimine organizzato

E' allarmante l'ultimo rapporto del Censis, l'istituto italiano di ricerca socioeconomica. Nel documento si legge infatti che 13 milioni di cittadini italiani, quasi tutti del Sud, sono a contatto con la criminalitá organizzata. In particolare, il 77 per cento degli abitanti di Sicilia, Puglia, Calabria e Campania vive in una societá soggetta all'influenza di Cosa Nostra, della Sacra Corona Unita, dell'ndrangheta o della Camorra (ancora piú grave la situazione delle province di Napoli, Agrigento, Caltanisetta, Trapani e Palermo, dove praticamente il 100 per cento dei cittadini deve fare i conti con la mafia).

Una piaga sociale che ovviamente si riflette anche sul piano economico. Secondo il Censis un imprenditore meridionale su tre è cosciente del fatto che lavora in una zona dove estorsioni e usura sono molto diffusi.

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domenica, 04 novembre 2007

Quelli della domenica in nome di Cristo.

cristo-croce.jpgA volte mi chiedo chi è Cristo, e dove si sia davvero fermato.

In suo nome ho potuto assistere a tutte le scorribande dei politici ed amministratori della Democrazia “Cristiana” con tanto di vessillo e simbolo con croce. Tutti cristiani quelli che hanno distorto danaro pubblico a loro vantaggio, negli anni d’oro dello “scudo crociato”, ricordo ero appena un bambino e già riuscivo a cogliere tutta l’ipocrisia e la falsità di quelle persone che oggi sono diventati (grazie al voto dei poveri ignoranti) intoccabili per diverse generazioni, tant’è che oggi al potere ci sono o potrebbero andare i “figli”, che hanno lo stesso granitico modo di vedere le cose, anche quando sono adolescenti.

Nati vecchi, con un metodo che si tramanda: fregare la gente, con l’apparenza. Apparire Cristiani, apparire disponibili, apparire buoni, onesti, sembrare vicini alla gente con gesti apparentemente caritatevoli ma che nascondono sempre una duplice finalità che è quella del “do ut des”.

Ci sono dei politici che non si perdono nemmeno una funzione, partecipando spesso a tre funerali al giorno.

L’elettore si deve sentire obbligato, perchè hai avuto il garbo di ricordarti del suo congiunto al momento della sua dipartita e sei stato li.

Ma è tutta una manfrina. Loro stanno li ma non gliene frega una mazza di quello che senti e che provi. Sono li per il tuo voto ma di te non gliene frega niente. Lo riesci a capire idiota!

E sempre nel nome di Cristo questa gente affama il popolo per poterselo comprare sempre più a buon mercato nelle tornate elettorali. E pensare che c’è qualcuno che è andato a recuperare il nome ed il simbolo di quella epopea, un idiota che parla con frasi fatte, di cui non ricordo il nome, sembra che sia di Avellino (il nome potrei ricordarmelo ma il personaggio non merita miei sforzi uteriori).Ma alla luce di quello che hanno combinato nella prima Repubblica e quello che stanno facendo nella seconda mi sono fatto una domanda: Ma Cristo starebbe con loro?

Farebbe affari pubblici lucrando in privato? Li lascerebbe fare quando, specie al sud intrecciano gli affari con la politica ed altre “cose”? E cosa succederebbe quando Cristo comincerebbe a diffondere la sua VERA DOTTRINA?

Penso che verrebbe crocifisso altre cento volte, anzi sparato dalla camorra, che come dice Roberto Saviano, oramai veste in giacca e cravatta e ti fa sparare dalla sua manovalanza.

Ma la domenica successiva te lo ritrovi in chiesa, (quando non fa il pellegrinaggio a Padreppio :)) ed il bello è che APPARE più cristiano di te.

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sabato, 03 novembre 2007

E' online il primo numero di GRILLINOLANI. Stampa e diffondi

E' online il primo numero di GRILLINOLANI. Stampa e diffondi
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mercoledì, 31 ottobre 2007

Il pacchetto sicurezza ed i nuovi poteri ai Sindaci

camicia-nera.jpgQuesto governo non finirà mai di stupirci. Certo non è facile governare con il “reparto geriatria” ed “il quarto braccio di regina coeli” che un giorno si e l’altro pure minacciano la crisi, così si arriva agli “obbrobri” inimmaginabili in campagna elettorale, come l’indulto e “dulcis in fundo” “Il pacchetto sicurezza”.
“Pacchetto sicurezza”, che trasferirebbe ai sindaci poteri di polizia, che rappresenta un precedente pericolosissimo che potrebbe partire dall’espulsione dell’immigrato per poi finire di diventare strumento di ulteriore pressione elettorale.
I Sindaci, non hanno gli stessi problemi di maggioranza. Hanno una legge elettorale diversa, che li “blinda”, e spesso (nei mandati successivi) si circondano di “pupazzi” che alzano la mano a comando, in quanto durante i mandati hanno possibilità di consolidare personalmente il bacino di voti e quindi possono tranquuillamente circondarsi di persone che non li infastidiscano contraddicendoli.
I poteri dei Sindaci, andrebbero sottoposti (specie al Sud) ad una maggiore pressione di controlli legali, ed invece il “governo”, mette tra le mani delle “famigghie” nuove armi per il controllo del consenso: quelle di polizia.
Ma ce l’abbiamo la Polizia, anzi ne abbiamo due (!), perchè non lasciamo alla polizia i poteri di Polizia ed ai Sindaci le funzioni amministrative, pretendendo da entrambi una maggiore efficacia nella loro azione?
Mi chiedo anche se i sindaci potranno costituire delle squadre che possono girare con le camice nere ed i manganelli a caccia di extracomunitari ed avversari politici. Manca solo un piccolo dettaglio: il cambio di denominazione, basta con “sindaco”, chiamiamoli Potestà è più bello!
Ragazzi ditemi che siamo su scherzi a parte.

ANDATE A CASA, e mentre lo fate assicuratevi che Mastella venga processato dal suo giudice naturale.

Ciao Democrazia, feliceiovino.

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categoria: il pacchetto sicurezza, nuovi poteri ai sindaci


domenica, 28 ottobre 2007

Cibi al veleno, mozzarella e carne

CASERTA - Le mozzarelle galleggiano nella vasca di raffreddamento. Sbattono una contro l'altra. Hanno cortecce nodose, imperfette. Il tempo di arrivare a temperatura, di rassodarsi, e un nastro d'acciaio le destina alla salamoia, ultima liturgia prima del confezionamento.

"Queste se ne vanno in America" fa il casaro senza staccare gli occhi dalle sue creature. Sono mozzarelle di bufala taroccate. Piene di latte boliviano. Latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto e mischiato con quello locale casertano, che costa quattro volte tanto e per questo sta attraversando un periodo di vacche magre. Il "boliviano" arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno. Con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle. Fanno il pieno. Poi riempiono i serbatoi dei caseifici. Agro aversano, litorale domizio, alto avellinese, salernitano.

Incrociano e imbastardiscono. E guadagnano. Le bufale bolicasertane il casaro le piazza sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9. Per produrle spende una miseria. La materia prima per fare un chilo di mozzarella costa circa 5 euro. Il latte di bufala 1,35 al kg. Con 1 kg di latte boliviano (50 centesimi) di chili di mozzarella se ne fanno 5. Una "bufala" delle bufale che ammazza il mercato. Una delle tante sofisticazioni che infettano le terre da dove vengono i migliori e anche i peggiori prodotti agro alimentari su piazza. Puglia, Campania, basso Lazio.

E' un mondo senza etica e con regole fisse (le loro) quello dei pirati della tavola. Abbattere i costi. Creare un prodotto mediocre, a volte immangiabile. Che però viene immesso normalmente sul mercato. Rischi bassissimi, ottimi guadagni, possibilità di riciclare ingenti quantità di denaro. "Il business più fiorente è il riciclaggio di prodotti scaduti - dice il colonnello Ernesto Di Gregorio, comandante dei Nas di Napoli con delega su tutto il Sud - . Poi, certo, i tarocchi: latticini, olio, vino, concentrato di pomodoro, carne, pesce". Sconfezionano e riconfezionano gli spacciatori di cibo. Appiccicano etichette posticce, "rinfrescano" prosciutti e salami. Tengono in vita la carne con nitrati e solfiti. I primi abbattono la flora batterica, i secondi mantengono il colore.

Così hamburger e salsicce possono resistere per giorni, senza dare nell'occhio, al banco della vendita. "Tagliano" le mozzarelle, le sbiancano, le gonfiano. Allungano e colorano l'olio, impestano il vino. Sganciano bombe sul nostro sistema gastrointestinale e circolatorio.

Sono banditi della tavola. Professionisti della frode capaci di inserirsi nella catena della piccola e della grande distribuzione, di puntellare con quintali di merce truccata un mercato che rende qualcosa come 1 miliardo di euro l'anno. Smerciano prodotti che invadono le nostre tavole, che riempiono gli scaffali delle botteghe e dei supermercati, che ritroviamo proposti nei menù dei ristoranti e in quelli meno ambiziosi delle mense e delle tavole calde. Aziende, uffici pubblici, navi, caserme. "Vede, queste invece vanno al Nord. Ormai su la bufala la trovi dappertutto, e la compri anche bene". L'uomo ha un faccione ispido. I polpastrelli duri e ustionati (mettete le mani nella pasta di latte a 90 gradi per vent'anni).

I modi smaliziati del sensale di un tempo. Apprezza il "don" anteposto al nome. "'A bufala piace a tutti, ce la chiedono, e noi gliela mandiamo... ", gongola. E' un produttore sofisticatore. Tarocca mozzarelle e ricotte. Le produce mischiando latte bufalino locale e latte congelato e liofilizzato proveniente dall'estero. Cagliate targate Romania, Ungheria, Polonia, Estonia, Lituania. E, ultima novità, il "boliviano". "Almeno la metà dei 130 caseifici che hanno il marchio Dop sofisticano la mozzarella di bufala", è l'allarme lanciato da Lino Martone, segretario del Siab, il sindacato degli allevatori bufalini di Caserta. "Non è così, il prodotto Dop, almeno quello, lo garantiamo", replica Luigi Chianese che del consorzio Mozzarella di bufala campana è il presidente. "Con gli altri prodotti forse qualche problemino c'è - ammette - ma dobbiamo ancora capire bene dove sta".

Pare tutto perfetto, tutto normale in questo caseificio di Cancello e Arnone. Alto casertano, 5 mila anime a cavallo delle due rive del Volturno. Una densità casearia pari a quella camorristica. Trattori e Mercedes tirate a lucido. Fa impressione vederle scivolare tra le campagne impregnate di diossina (per questo, dice Guglielmo Donadello di Legambiente, "la mozzarella campana oggi è uno dei prodotti più pericolosi d'Italia"). Al volante, uomini in canotta e in età matura. Accade a Casal di Principe, a Castel Volturno, a Grazzanise, a Marcianise. Sono i feudi del clan dei casalesi, i potenti camorristi le cui fortune milionarie poggiano soprattutto sul calcestruzzo. Ma non solo. Nascono come allevatori e casificatori i casalesi, molti di loro continuano il mestiere (come racconta un'indagine della Dda di Napoli). Le famiglie Schiavone, Zagaria, Iovine: ognuna ha parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede.

Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco "Sandokan" Schiavone. Una stradina defilata di Casal di Principe. Vendita di latticini al minuto. Dicono le mozzarelle di bufala più buone della zona. "I più bravi nel settore sono proprio loro, i casalesi", ragiona un esperto che è anche conoscitore delle tecniche di adulterazione dei derivati del latte.

Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare. "Il latte di bufala concentrato, unito al siero dolce, ti dà una mozzarella gonfiata dieci volte superiore al normale" - spiega ancora Martone che ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. C'è qualcosa che non va nell'area dop (250 mila bufale) da Latina a Foggia passando da Caserta e Salerno.

"Molte aziende rifiutano il latte di bufala nostrano. Il prezzo alla stalla è sceso di 20 centesimi al litro. Eppure la produzione di mozzarelle non diminuisce, anzi. E allora: con che latte le fanno?". Con le cagliate romene. Le congelano di inverno e le scongelano d'estate, quando la richiesta di latticini aumenta del 30 per cento. Per sbiancarle (arrivano in Italia scurite dal tempo e dal viaggio) usano la calce e la soda caustica. La usano anche per correggere l'acidità della mozzarella. O per "tirare" la ricotta, perché così si accelera il processo di separazione del grasso dal siero e si favorisce l'affioramento del formaggio fresco. In certi caseifici tengono scorte di sacchi di calce.

"Quando li becchiamo il casificatore si giustifica dicendo che serve per pitturare una parete scrostata" - dice il colonnello Di Gregorio. Dal suo ufficio all'ultimo piano di una torre del centro direzionale di Napoli, tra la Procura e il carcere di Poggioreale, si domina un pezzo di città. "Sequestriamo di tutto, anche l'inimmaginabile. La calce qui la mettono pure sullo stoccafisso, per sbiancarlo e renderlo più morbido".
Ne combinavano di tutti i colori al mercato ittico di Porta Nolana, il più antico di Napoli. I Nas l'hanno chiuso il 29 luglio. Sequestro di tutta l'area. Rivolta dei venditori. Decine di cassonetti bruciati. Igiene sanitaria da suk terzomondiale. Molluschi turchi e greci importati coi Tir, moribondi, marci, rianimati con acqua di mare. Anguille cinesi vendute come pescato locale.

Dal mare si risale verso i piccoli centri dell'entroterra campano. Per fare una prova abbiamo bussato in una macelleria dalle parti di Baiano, ai confini dell'Agro Nolano: "Ho della carne in scadenza, manzo, la ritirate?". "Per questo mese siamo a posto, ma se ripassate tra una decina di giorni ve la ritiro", ha risposto il figlio del titolare. Siamo in area dot: denominazione origine tarocca. Mani esperte manipolano i cibi, li ingentiliscono dopo averli acquistati già "avviati" dall'Est europeo. Prendiamo la pummarola. "Le importazioni dalla Cina sono triplicate del 207 per cento, con un trend che porterà in Italia oltre 150 milioni di chili a fine anno - spiega Vito Amendolara, direttore della Coldiretti campana - Il concentrato di pomodoro che arriva a Napoli e Salerno viene rielaborato, riconfezionato, etichettato e esportato come Dop".

Un flagello, da queste parti, la sofisticazione. I rapporti delle operazioni dei Nas e dei Nac dei carabinieri disegnano una mappa che parte dal Lazio, taglia la Campania e piega verso Puglia e Sicilia, lambendo anche la Basilicata che si sta affacciando sul mercato della pirateria agro alimentare. Cinquecento chili di capperi marocchini spacciati come "di Pantelleria". Quintali di miele moldavo pieno di pesticidi. Centinaia di fusti di sale industriale - estratto dalle saline nordafricane infestate dai colibatteri fecali - smerciato come sale alimentare. Tutta roba scoperta nell'hinterland napoletano, e destinata con marchio falsificato al mercato nazionale e internazionale. Sulla torta del cibo truccato la camorra ha messo le mani da tempo, assieme alle organizzazioni criminali dell'Est europeo e cinesi. Un coinvolgimento organico di cui la Dia ha preso atto. La stessa cosa avviene in Puglia. Qui il prodotto taroccato per eccellenza è l'olio. La molitura delle olive e l'imbottigliamento rappresentano, da soli, il 2 per cento del Pil regionale.

Peccato che gli ulivi siano diventati terra di conquista dei corsari. L'extravergine d'oliva "corretto": è questo il loro fiore all'occhiello. Importano olio di colza o di nocciolino dalla Spagna, dalla Turchia, dalla Grecia, dalla Tunisia. Lo allungano col verdone per dargli il colore. Lo profumano. "Almeno il 75 per cento del nostro olio non ha una chiara origine certificata - dice Antonio De Concilio della Coldiretti pugliese - . In pratica è ad alto rischio sofisticazione". Un litro di extravergine vero costa 5 o 6 euro, farlocco 50 o 60 centesimi. Ma dove finisce? Chi lo compra? Finisce nelle grandi catene dei discount. Nelle botteghe di paese. Nelle mense pubbliche e private, nelle pizzerie.

Ne ordina grandi partite chi deve sfamare senza pretese tante persone. Come il vino a 50 centesimi a bottiglia. Rita Macripò è il presidente delle Cantine Lizzano, Taranto, dal 1957: 21 dipendenti, 600 soci consorziati. "Come fanno? Acquistano uva da tavola, la correggono con acido tartarico e coloranti. Quando i Nas o la Guardia di Finanza vanno nelle aziende - a volte sono semplici cisterne e basta - nell'ufficio anziché i libri contabili trovano le pistole". Sta girando una voce nel tarantino. Gli investigatori la ritengono attendibile. Dei produttori locali avrebbero ordinato partite enormi di tannino cinese di origine sintetica. Servirà a "correggere", a produrre bottiglie da vendere a 40 centesimi.

"Certe catene se ne fregano che sia robaccia - dice Macripò - . La comprano e basta. Faccio un esempio. A Taranto ci sono 40 mila marinai. Vuol dire un quarto di vino a testa al giorno. Fanno 10 mila litri al giorno, cioè 100 quintali, cioè 365 quintali l'anno. Secondo lei la Marina Militare che vino compra? Il nostro che costa 2,5 euro o quello che costa 40 centesimi? Pretendono tutti prezzi sempre più bassi. Così i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato".

A fianco del listino prezzi abbattuto, scoprendo i magheggi dei pirati agroalimentari, ritornano alla mente i sacchi di calce. I caseifici a scomparsa e le mozzarelle drogate. L'olio pitturato, il vino sintetico. Il pesce in coma. Il menù dell'altra alimentazione.
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